martedì, 30 giugno 2009
Formalismi e sciacallaggi. Tutto nella norma.



Il risveglio è di quelli da profilo basso.
Cercando di buttar giù un'orribile tazzina di caffè - e probabilmente se avessi ingoiato anche la tazzina stessa, sarebbe stata la stessa cosa - ho lasciato scorrere le notizie su una tv silenziata.
Dovevo immaginare che sarebbe stato il preludio di una giornata infame ed in salita.

Per tutto il percorso fino a casa ho ascoltato assorta le parole più o meno di circostanza di personaggi il cui ruolo imponeva loro un commento o una presa di posizione. Per quanto nessuno ha poca voglia di parlare quando un centro urbano si trova in ginocchio per l'ennesima emergenza. Chi pretende la prima linea sono ovviamente quelle persone che si trovano iscritte all'albo giornalisti. I risultati sono piuttosto contrastanti e diversi. Chi opta per una linea pulita e minimale e chi accentua le sfumature più volgari e truculente.
Come la Donatella Francesconi, esponente del giornale Il Tirreno che questa mattina, su radio24, ha fornito qualche arco in più a tutti coloro che vorrebbero mandare al rogo l'intera casta.
La foga e la soddisfazione dell'individuo in questione nel scendere in particolari macabri e dolorosi è stata tanto sfacciata quanto inopportuna e fastidiosa. Persino il conduttore della trasmissione radio era imbarazzato.
I particolari descrittivi per i resti di un bambino, piuttosto che i dettagli angoscianti della morte e del cadavere di una delle vittime, lasciava sgomenti. E non solo me.

Poi magari pensi anche a che vita farebbe quell'unico superstite di quel volo che non sarebbe mai dovuto partire. Anzi. Quel volo su cui non sarebbero mai dovuti salire i passeggeri perchè non conforme agli stardard europei.
E sicuramente l'umore non cresce quando aperto il pc, scopri che di un lutto improvviso e sconcertante che tocca qualcuno che hai vicino. Quelle cose assurde. Che verrebbe quasi da pensare al ca' de Luzi. Che poi non c'entrerebbe nemmeno. Sopravvivere ad un incidente in cui tutti t'avevano dato per spacciato, recuperare un intervento, una ricostruzione, sperare di tornare a camminare un giorno. E poi sparire in un baleno, di fronte ai tuoi salvatori per un embolo. Tutto per uno stop mancato ed un auricolare assente.

E mentre il tuo lavoro continua a crollare su sè stesso, inciampando in situazioni fallimentari e crisi economiche. E mentre lentamente l'Io si estrania da tutto e preferisce guardare altro perchè il lavoro è pur sempre solo lavoro.
E mentre non puoi far altro che assistere passivo all'evoluzione circostante, il siluro finale. Fra 7 mesi non ci saranno ampliamenti di stati familiari. La notte sarà un coltello affondato al petto. E domani la presa di coscienza e la relativa reazione  non saranno semplici.

E la cosa assurda è che io sia ancora qui a far delle storie.
A lamentarmi di un lavoro che non sento mio e mi sta stretto come un paio di scarpe di 3 misure meno.
A non decidermi se andare a concerti e mostre a cui tengo e che mi portano ossigeno.
A farmi menate su eventuali viaggi.

No.
Non sono alla fortezza Bastiani.
E occorre ripristinare il controllo quanto prima.
Arroccarsi sui propri principi, brandire le proprie capacità e difendersi con i priori piaceri.
Devo ricreare il mio microcosmo, bilanciando le emozioni e ponderando sulle priorità.

"Si può fare" [cit. Frankeinstain Jr.]
postato da: tungsteno alle ore 23:25 | Permalink | commenti (1)
Commenti
#1    02 Luglio 2009 - 19:52
 
vieni in california
il gatto te lo guarda mi madre

sd
utente anonimo

Commenti

categoria:bla bla blog, son gggiòvani